viernes, enero 25, 2008

Povera Italia..meritavi di più...


In momenti come questo il desiderio di produrre verità è molto forte...una sorta di brama di gridare al mondo come è andata, cosa è davvero successo, chi ha torto e chi ha ragione...
Ma non credo abbia molto senso...per la prossimità temporale dell’evento...per l’economia di un dibattito che, ad ogni modo, ci coinvolge tutti, volenti e nolenti...per onestà intellettuale, infine, perchè non posso illudermi di avere le idee chiare, di conoscere ricette salva-paese, di essere in grado di separare in maniera netta bene e male...
Meglio abbandonarsi a qualche riflessione sull’accaduto...come delle note a margine di un romanzo che non si è finito di leggere...di cui si aspetta il finale, ma senza troppa trepidazione, quasi per necessità di appagamento...voltare pagina, forse addirittura cambiare libro, autore...forse cambiare un’intera stagione.

Contraddizioni. Viviamo nell’epoca delle dicotomie, delle contrapposizioni radicali, degli schieramenti sempre in trincea...Destra e sinistra, post-comunisti e post-fascisti, cattolici e laici, anti-berlusconiani e anti-comunisti, maggioritaristi e proporzionalisti, filo-americani e anti-americani...
Non esistono più vie di mezzo...i cleavages culturali sono così netti da non ammettere posizioni mediane...scegliete, scegliete tutti e in fretta, se volete avere un nome, se volete avere una posizione, se volete esistere, se non volete essere messi da parte, dimenticati dai media e dall’opinione pubblica.
È una situazione irrealistica, paradossale, che non dà conto della complessità culturale da sempre caratterizzante il nostro paese, che cancella la multidimensionalità delle prospettive politiche, che banalizza il dibattito, lo mortifica, lo relega a referendum quotidiano...referendum che, come tale, coinvolge tutti nella sua deriva democratica, dal ministro al barbiere sotto casa, dal salotto di vespa al bar all’angolo, dall’editoriale di repubblica ai blog della rete...
Abbiamo sacrificato una storia millenaria in nome della governabilità, della semplificazione dello scontro, della comprensione delle masse...e va bene, ognuno la pensi come vuole, ma l’intento è nobile, circostanziato, coerente col contesto europeo nel quale, ancora a stento, proviamo a calarci...non condivido, sono un proporzionalista convinto, ma accetto la sfida, capisco le esigenze della classe al potere, frustrata e con le mani legate...
Accetto la sfida...ma come posso accettare la democrazia dei Mastella, dei Dini, dei Turigliatto...ottica bipolare, così la chiamano, eppure a riecheggiare per Palazzo Madama non solo le sigle dei partiti, tanto meno delle coalizioni...nomi e cognomi, invece; rigurgiti della prima repubblica, ombre di un passato mai dimenticato, personaggi ancora arbitri spietati del destino di una nazione, di un paese in crisi economica e morale, piegato in nome dei giochi di palazzo, di alleanze future, torti passati e sgarbi del presente...
Il dogma dicotomico ha portato a questo...a creare un’alleanza “cottolenghiana” eretta sull’altare dell’unico ideale unificante: l’antiberlusconismo...o meglio, il “non-berlusconismo”, perchè il centrosinistra ha accolto uomini che con berlusconi, in passato, hanno lautamente banchettato...e probabilmente si ripromettono di farlo anche nel futuro più prossimo.
Il problema non è la “porcata” di legge elettorale confezionata da Calderoli...è un costume, tutto italiano, che guarda al numero e mai alla qualità...che lega la tenuta dei governi alla conta in aula...che equilibra gli esecutivi sulla base della distribuzione di scranni e cariche...per cui il potere dipende e al tempo stesso determina la schiavitù clientelare dell’elettorato. Mastella è uscito dal centrosinistra da poche ore, e già Berlusconi parla di una sua partecipazione al partito delle libertà.... Follini, eletto nel centrodestra, fa oggi parte del direttivo del partito democratico...Veltroni sostiene che il suo partito guarda sia a destra che a sinistra...e così via, avanti il prossimo, questo è il paese in cui si può tutto...benvenuti nel libertinismo, ops, volevo dire liberismo...
Povertà e ignoranza. Questa è la chiave di volta. In un paese responsabile e virtuoso le leggi assecondano le consuetudini civili, non vengono usate per tenere al guinzaglio una società imprigionata dai suoi stessi vizi, dalle sue bassezze, dal suo egoismo viscerale...il malcostume non si risolve a colpi di riforme elettorali, non basta il maggioritario a frenare gli istinti più bassi...dovrebbero essere gli stessi elettori a sanzionare quelle forze che si dimostrano inadatte a guidare il paese, trasformiste, colluse...
La povertà è una brutta bestia...ti costringe a sacrificare la tua coscienza nell’urna...ad abbandonare valori e ideali di una vita...ti trasforma in un moderno “faust” che vende la sua anima in cambio di un co.co.co.di sei mesi per tuo figlio...questo è il prezzo del tuo voto...
Ma questa è anche e soprattutto la società che non legge più i giornali, che non si informa, che converte la disillusione in ignoranza, il pragmatismo in abiura del buonsenso, la critica in qualunquismo...pretendiamo i servizi, ma non le tasse...vogliamo la guerra, ma non per i nostri cari...odiamo gli extracomunitari, ma in azienda guai se non ci fossero dipendenti sottopagati...inorridiamo per la corruzione dei potenti, ma continuiamo a votare il ras democristiano che siede in parlamento da trent’anni, magari pluricondannato per associazione mafiosa...

Credo sia la fine di una stagione...una lunga stagione in cui, in tanti, abbiamo pensato che la sinistra potesse davvero governare il paese...potesse migliorare le condizioni di vita dei più deboli, portare le idee al potere, premiare i meritevoli, punire i corrotti e gli affaristi senza scrupoli.
È finita una lunga stagione, in cui, in troppi, ci siamo illusi che la società avesse smarrito la sua anima democristiana, la sua essenza fascista, il suo spitiro reazionario...che volesse davvero un governo di sinistra...

lunes, enero 21, 2008

In nome del papa re...


L’anticristo è tra noi...si muove in Italia...striscia tra le rovine dell’antica Roma...si insinua tra i collettivi studenteschi della Sapienza...
Al vescovo di roma (per chi non lo sapesse è il papa) viene impedito di parlare nella sua diocesi da un gruppo di irriducibili bolscevichi che ha addirittura, udite udite, deciso di occupare il rettorato pur di contrastare la soave discesa tra le masse dell’ultimo successore di san pietro.
Tanto grave è risultato il gesto di questi giovani “liberticidi” che 200.000 persone hanno sentito, domenica, l’esigenza di andare a testimoniare piena solidarietà a ratzinger...compresi, chiaramente, politici di ogni schieramento e ideologia, cattolici e ex-comunisti, sposati, divorziati e risposati, incensurati, indagati e condannati...
C’è una singolare tenzone in corso...tutti fanno a gara a chi è più democratico, più laico, più liberale...e i media (almeno la maggiorparte) svolgono con solerzia il loro compitino giornaliero: danno voce a chiunque lo pretenda, non commentano, non chiariscono, non approfondiscono...regolano all’opinione pubblica il solito pacchetto informativo monodose, fatto di titoloni roboanti e analisi superficiali.
Il papa aveva il diritto di parlare alla Sapienza...probabilmente si, anzi, senza alcun dubbio...ma possibile che qualsiasi riflessione sull’argomento debba esaurirsi con questa considerazione, senza valutare gli eventi che lo hanno preceduto, il contesto, il dibattito in corso in italia, i numeri del dissenso.
I numeri, già...io partirei proprio dall’analisi dei numeri: alla Sapienza si sono opposti alla visita del papa “ben” il 2,8% dei professori e lo 0,2% degli studenti...67 professori e 300 studenti, in un’università dove gli iscritti sono circa 140.000.
Prima considerazione: il clima insostenibile di intolleranza e dissenso di cui parla la CEI non sembra (ahimè) così tanto diffuso all’università. Secondo rilievo: vogliono davvero farci credere che 300 studenti disarmati chiusi in una stanza impediscono al papa di parlare e creano le condizioni per cui venga meno la sicurezza della sua persona??? Il G8 a genova si è svolto tra cariche, incendi, devastazioni e morti, eppure nessuno si è sognato di interromperlo, anzi...
Il contesto, poi: come suggerisce giustamente Diamanti su Repubblica, l’università è un ambiente dove è «normale che vengano espresse distinzioni, differenze; talora "eresie" culturali”»...dove è normale che chi sale su un palco ed espone una tesi si presti al fuoco incrociato della critica, dei dissidenti, dei detrattori da una vita...di quelli che, molto più semplicemente, la pensano in maniera diversa e hanno una gran voglia di dirlo, di manifestarlo, forse persino di urlarlo. Gli intellettuali come i politici, i premi nobel come i giornalisti, i laici come i cattolici...o forse no???
Forse dalle parti di sanpietro non sono ancora pronti a ricevere fischi, ad affrontare piccole schiere di contestatori, a veder palesato il dissenso in diretta...troppo facile prendere applausi per secoli, troppo facile confrontarsi con la realtà a colpi di benedizioni, scomuniche e baciamano...la platea selezionata ogni domenica non è un banco di prova credibile, soprattutto non è lo specchio fedele di una società sempre meno cattolica, sempre meno ortodossa, sempre meno religiosa forse...
L’attualità, inutile negarlo, vive in maniera drammatica uno scontro ideologico tra religione e secolarizzazione...la società viaggia ad una certa velocità, scienza ed etica si ritagliano nuovi spazi di legittimazione civile, la chiesa continua a mantenersi arroccata nelle sue posizioni millenarie, cerca ogni giorno con più forza di fermare il tempo, talvolta addirittura di riportare indietro le lancette dell’orologio...
Come valutare, altrimenti, l’elezione al soglio pontificio del reazionario ratzinger; come interpretare le valutazioni del “pastore tedesco” sul “legittimo” processo a galilei; come accettare, infine, gli ultimi colpi di coda, appoggiati dalla solita irresponsabile politica dell’ultimo minuto, relativi all’abrogazione della legge sull’aborto.
Una società, la nostra, che non può più considerarsi cattolica, per i numeri e per il comportamento quotidiano degli stessi cattolici, ormai lontanissimi dal costume del buon cristiano...eppure, questa stessa società, appare ancora oggi ostaggio di una enclave in grado di condizionare un’intera classe politica, capace di arginare il processo civile, sociale e scientifico...no alle unioni di fatto, no alla ricerca sulle staminali, no alla fecondazione assistita, no al codice da vinci e ad harry potter (entrambi di dubbio gusto, secondo me, ma perchè schierarsi contro???).

« Una democrazia che, come in troppe, altre, precedenti occasioni, si piega di fronte a pressioni minime. E non sopporta il minimo dissenso. E' una democrazia minima». Ilvo Diamanti

miércoles, enero 16, 2008

Tra rifiuti e rifiutati...


Guardare Napoli, in questi giorni, significa osservare la sfera di cristallo. Si vede, abbastanza chiaramente, il futuro che attende la maggiorparte delle città italiane. Non è pessimismo, né catastrofismo…è la pura realtà dei fatti, l’ineluttabile conseguenza a cui la nostra società deve prepararsi se non prenderà urgenti provvedimenti.
È una questione politica, sociale, economica…forse è soprattutto una questione culturale…ma dove c’è povertà nessuno ha tempo da dedicare alla cultura, alla morale, a ciò che in fondo tutti sappiamo giusto, ma estremamente faticoso da realizzarsi. E allora neanche ci si prova, si lascia perdere…tanto sono altri i veri problemi della società…il lavoro, le tasse, le pensioni…che comunque non vengono risolti, o almeno mi sembra…e a Napoli succede quello che è successo.
Le soluzioni “tappabuchi” continuano ad essere le più sponsorizzate…quelle che raccolgono il maggior numero di adesioni, politiche e civili…poco importa se le vie indicate dagli esperti sono altre…noi non vogliamo risolvere i problemi, ci accontentiamo di rimedi temporanei, che facciano tacere la popolazione, salvino la faccia dei politici e mantengano lo status quo economico…senza drastici cambi di rotta, senza processi, senza schiacciare i piedi a nessuno…
Siamo tutti d’accordo con l’idea di fare nuove discariche, ma guarda un po’ nessuno le vuole a casa propria…magari perché nelle aree limitrofe si muore come mosche per malattie respiratorie e tumori…forse si…
Siamo tutti d’accordo con l’idea di costruire nuovi termo-valorizzatori, che tra l’altro tutta Europa chiama inceneritori, ma a noi piace dare nuovi nomi alle cose (da falso in bilancio a finanza creativa, tanto per fare un esempio)…ma in Umbria ne hanno appena chiuso uno perché produceva diossina…e allora forse non va poi così tanto bene costruircelo vicino a casa…però non possiamo farne a meno... fatelo magari in quell’altra provincia, l’importante è che ci sia, sennò poi i rifiuti me li ritrovo davanti a casa.
Tutto questo mi ricorda i mesi precedenti la guerra in Iraq… “siete d’accordo con la guerra?” e tutti in coro “si!!!”, “siete d’accordo che vostro figlio parta in Iraq?” e tutti in coro “no!!!”….Basta decidersi, mi verrebbe da dire.
Alcuni dati sui cosiddetti termovalorizzatori (io continuo a chiamarli inceneritori, come la normativa italiana ed europea tra l’altro):

  • 1 tonnellata di rifiuti bruciati dall’inceneritore produce 1 tonnellata di fumi; da 280 a 300 kg di ceneri solide; 30 kg di ceneri volanti; 650 kg di acqua sporca da depurare e 25 kg di gesso, ovvero un dato superiore a quello di partenza.
  • Il raggio di ricaduta di un inceneritore è stimato in circa 30 km!!!!
  • 300 kg di ceneri sono rifiuti speciali e come tali vanno trattati in apposite e specifiche discariche, ovvero occorre chiarire definitivamente che con gli inceneritori le discariche continuano ad essere necessarie.
  • L’inceneritore produce diossina, polveri e micropolveri, che i più recenti studi scientifici hanno identificato in maniera ineluttabile come causa certa di malattia.

E poi, in questo paese dove ormai tutto va al contrario, con chi ce la prendiamo, di chi è la colpa se la Campania è un immondezzaio a cielo aperto? Con i Verdi, e con chi sennò? È colpa loro, dei loro veti, della loro politica del “no” se adesso la situazione è questa…già…è colpa dei Verdi se in Campania l’azienda che si occupa dei rifiuti non è in grado di trasformarli per essere inceneriti…o forse pensate che la busta di nylon che depositate davanti a casa finisca dritta nel fuoco…non è così, va trattata chimicamente, trasformata e solo dopo incenerita…quando queste operazioni non vengono svolte, i rifiuti diventano “ecoballe” e devono essere sepolti in discarica…ma le discariche sono piene e, chiaramente, anche questa è colpa dei Verdi…è colpa dei Verdi se nei siti identificati le popolazioni si oppongono alla costruzioni di nuove discariche…ed è pure colpa dei Verdi se in Campania, da anni, la gestione dei rifiuti è un affare con cui si arricchiscono politici, proprietari terrieri, aziende private e camorristi.
Si, è colpa dei Verdi…che da subito si sono opposti all’attuale piano di gestione dei rifiuti elaborato dal Commissario Straordinario Bassolino…che da anni ricordano a tutti come discariche e inceneritori siano soluzioni temporanee e nocive per le popolazioni…che da sempre sostengono la necessità di attivare in Italia un serio e coerente piano di riciclaggio e riutilizzo dei rifiuti.

Assisto con orrore alle proteste inscenate a Cagliari contro l'arrivo dei rifiuti campani...giovani prezzolati che mettono a ferro e fuoco una città per un quantitativo di rifiuti corrispondente a due giorni di raccolta nel capoluogo sardo...per rifiuti che arrivano dall'odiata napoli (per ragioni calcistiche, sia chiaro)...a Cagliari nessuno si preoccupa dell'esigenza del riciclo, della possibilità che venga costruito un nuovo inceneritore a Ottana, della situazione drammatica che vivono intere popolazioni, sicuramente non per colpa loro...vengono definiti sporchi e malavitosi se non peggio, ma la verità è che loro, come tutti, la mattina si svegliano e depositano il loro sacchetto davanti a casa, senza preoccuparsi di dove finirà, chi se ne occuperà, in cosa verrà trasformato...funzionava tutto bene, occorreva solo spegnere il cervello e non pensare, come ancora facciamo noi...è bastato che per due giorni di fila non sia passato il camion della raccolta per creare questo corto circuito dalle conseguenze apocalittiche...e nessuno ancora si rende conto di quanto tutti, oggi, ci troviamo davvero a due passi da Napoli.

Lavoisier, con la legge della conservazione della massa, ci ha insegnato che, “in natura nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”...bene, adesso sta a noi decidere in cosa vogliamo che si trasformino i nostri rifiuti...materiale riutilizzabile o veleno? nuova ricchezza o malattie? Futuro possibile o fine certa? A noi la scelta...

martes, diciembre 11, 2007

In Italia si sta bene...in Italia si sta male...


L’italia (minuscolo) è un paese (ancora minuscolo) proprio strano… o forse siamo noi italiani (minuscoli) ad avere l’innata dote di rendere tutto così assurdo, incomprensibile, irreale, kafkiano, paradossale… ok, ho finito gli aggettivi…

Leggo su Repubblica che, sulla base dell’ultimo rapporto Istat, il 90% delle violenze sulle donne, in italia, vengono commesse da nostri connazionali. Il 90%. I conti non tornano…o forse a non tornare è la strumentalizzazione di certe notizie…il modo tendenzioso con cui politici e giornalisti portano alla pubblica ribalta alcuni singoli fatti di cronaca…così nascono i casi mediatici, si intervistano le casalinghe che fanno la spesa al mercato, qualcuno propone leggi più severe, qualcuno le approva pure queste leggi (vedesi Decreto Sicurezza a firma amato).

Qualcun altro, poi, le spara davvero grosse…e sventolare il solito fazzolettino verde non vale più come scusa, almeno non dopo aver partecipato al governo nazionale e a quello di tante regioni del nord…così prima si portano i maiali a defecare sul terreno dove verrà costruita la moschea…poi si dice che con gli extracomunitari bisogna usare i metodi delle SS, 10 vittime per ogni colpevole…

Il problema è che ormai nessuno dice niente…e soprattutto nessuno capisce che accettare questa sottocultura senza ribellarsi significa legittimarla, darle un’aurea di credibilità, far credere alla gente che davvero sia consentito dar sfogo ad ogni più recondito odio, acconsentire agli istinti più bassi…il “politicamente scorretto” diventa il “politicamente e basta” e sotto questo vessillo, oggi, può davvero passare di tutto.

Politicamente, per esempio, è normale considerare Turigliatto un traditore, perché non ha votato la fiducia al governo (minuscolo) sul rifinanziamento della missione in Afghanistan. Sempre “politicamente”, però, è altrettanto normale non muovere nessuna critica alla senatrice binetti (straminuscola…giusto per capirci la teodem dell’opus dei che usa il cilicio) che nega la fiducia al medesimo governo perché contraria a una norma (presente nel trattato UE di Amsterdam) contro la discriminazione dei gay, in quanto tale postilla, di fatto, decreterebbe l’illegalità del pensiero della chiesa cattolica di roma (minuscola come non lo era dai tempi di Giordano Bruno). Piccolo particolare, la senatrice non solo fa parte del neonato PD, ma rappresenta uno degli elementi di punta del gruppo che ha sostenuto veltroni (minuscolo, ne parliamo subito di walter) e, adesso, si appresta a guidare il partito (per ora minuscolo, spero mi smentiscano, ma ho i miei dubbi).

Capitolo veltroni: ogni volta che dichiara sostegno e lealtà al governo credo che prodi (minuscolo, ma non solo per colpa sua) si tocchi (sempre che lì in mezzo, dopo tanti anni di democrazia cristiana, sia rimasto qualcosa)….ma come si fa ad avere pari finalità di intenti con berlusconi e non vergognarsene, guardare in faccia le persone a cui chiederai il voto (temo prestissimo) e dire che con il “nano” i colloqui vanno avanti positivamente…e poi…vuoi davvero, caro walter, fare una legge elettorale che gli consenta di vincere le elezioni…o l’unica cosa che ti interessa è non scendere a patti con la sinistra…e poi, mi chiedo, la legge sul conflitto d’interessi salta anche questo giro?…e il decreto per la regolazione del sistema televisivo, ci teniamo la legge gasparri?....

Non capisco, mi sforzo, ma non capisco…e ultimamente mi sembra sempre più spesso che la bindi (comunque minuscola) abbia ragione…e questo pensiero mi atterrisce…

L’inquilino di Palazzo Chigi, intanto, non riceverà il Dalai Lama perché, pare, impegnato all’estero…e in italia chi ne parla di questa cosa…la Litizzetto da Fazio…ora come è possibile che in un paese normale arrivi uno degli uomini più illuminati che esistono sul pianeta e il nostro governo non compia il benché minimo sforzo per incontrarlo, quantomeno rendergli la medesima accoglienza che si riserva agli altri capi di stato…e tutto perché la Cina ci intima di non farlo, minacciando ritorsioni dal punto di vista dei rapporti economici…non bastavano i diktat che giungono, ancora di sovente, da oltre-atlantico; adesso dobbiamo inchinarci pure guardando verso oriente…e poi dicono che in italia esiste ancora la minaccia comunista…

Un ultimo affondo, poi chiudo, giuro…sempre nello stesso articolo da cui siamo partiti, l’Istat dice che ben il 60% delle violenze sulle donne si esplica in un contesto domestico e spesso ha come principale protagonista il marito. La famiglia è in crisi, urlano giustamente dal balcone di Piazza San Pietro…però la colpa è delle unioni civili (che ancora in italia non esistono, ma questi son solo particolari…)…è colpa della fecondazione assistita (per cui gli italiani sono costretti a “emigrare” in Spagna)…è colpa dell’aborto, del divorzio e, perché no, anche dei metodi anticoncezionali…

L’unico problema è andare a raccontare a tutte queste donne che sono state violentate per i suddetti motivi…ci vai tu caro ratzinger (assolutamente e indiscutibilmente minuscolo)???????

martes, diciembre 04, 2007

Carte di viaggio...


Gli aeroporti sono luoghi di transizione. Le persone lo sanno. Per questo, credo, cercano sempre di lasciare il minor numero possibile di tracce del loro passaggio.

Gli aeroporti sono pieni di viaggiatori solitari. Li trovi sempre, sprofondati nelle poltrone, in attesa di qualcuno o qualcosa, trincerati dietro i loro voluminosi quotidiani, gli occhiali da sole, anche d’inverno, l’I-pod.
Le conversazioni sono sempre ridotte all’osso, per lo più scambi d’informazioni funzionali, tipo “è questo il gate per Cagliari”, “sa dove sono i bagni”. La “disattenzione civile” regna sovrana, ignorare il prossimo diventa la sublimazione dell’etica, soprattutto quando si condividono spazi angusti, ad esempio nel bus navetta, e per riuscire a non guardarsi negli occhi occorrono doti non comuni.

Chi prova a rompere questo muro di riservatezza riceve in cambio sguardi stupiti, espressioni dubbiose, mezze frasi sbiascicate abbassando lievemente gli occhiali o levando un auricolare.
Non c’è spazio per commentare il tempo, forse perché si va da un'altra parte e allora tanto vale non considerare il presente. A volte sembra proprio che la maggiorparte delle persone sia già proiettata in nuovi spazi, nuove situazioni, nuovi climi…
Non c’è spazio per commentare i ritardi, non ha più senso neppure lamentarsene… il viaggiatore medio li prevede, non se ne stupisce, li asseconda talvolta…guarda quasi con malsopportazione, al massimo con pietà, l’anziano di turno che cerca a tutti i costi di litigare con il personale di bordo.
L’ignoranza è una colpa, la scarsa dimestichezza col mezzo ancora di più…non si può sbagliare fila, far perdere tempo agli altri, utilizzare bagagli troppo grandi, fare troppe domande…

Gli unici a mantenere una dimensione umana sono i bambini…non tollerano le attese prolungate, diventano impazienti, chiedono continuamente quando si salirà in aereo…gli adulti vivono in stand-by, accettano di attendere per ore e ore, divorano giornali e riviste, fanno mille telefonate.
I bambini corrono avanti e indietro per il gate, sconfinano nelle aree non autorizzate, urtano i bagagli degli estranei, gridano e piangono…gli adulti non si muovono dalle loro poltrone, i movimenti sono sempre minimali, voltare pagina, sporgersi per vedere se l’orario previsto ha subito modifiche, controllare l’orologio, toccare il bagaglio senza guardarlo, giusto per assicurarsi che sia ancora lì.

I bambini non badano alle mille lucette che regolano la nostra vita, non ascoltano gli annunci dello speaker e la miriade di segnali sonori durante il volo, spesso non portano l’orologio e tanto meno hanno la cognizione del tempo…
I bambini passano l’intero viaggio col naso attaccato al finestrino…

domingo, noviembre 25, 2007

Parole in libertà...

Quando scrivi dimentichi presto cosa ti ha messo una penna in mano…quando scrivi rifletti su un’idea che balena così, inaspettata, tra un caffè e una sigaretta mai accesa…
Scrivere ti porta lontano, oltre gli aerei, le onde, le parole non dette, i pensieri che non hai mai avuto il coraggio di ascoltare….
L’aria è frizzante, umida, la notte viene giù presto, troppo presto e le giornate riflettono quel senso di assenza, di incompiutezza, come in attesa di una luce più viva, più calda.

La caffeina non basta quasi mai a tirarti su, bisognerebbe inventare nuove droghe legali, solo un po’ più forti…
È un po’ come girare con la folle inserita, per inerzia, per senso del dovere, per assolvere quella liturgia laica che è la quotidianità, con i suoi mille riti, doveri, parole da ascoltare, risposte da calibrare…
Il lavoro ti tiene in vita…con le sue continue scadenze, la routine fatta di incontri, riunioni, fogli di word da stampare, fascicoli da consegnare…
I ricordi offuscano il presente…offrono contorni sfuocati, immagini mosse, elettriche e veloci come solo la mente può partorirle…la verità sprofonda nel delirio onirico, il desiderio diventa realtà, l’assenza desiderio…


Son di nuovo qui a scrivere…perché questo spazio parla di me più di ogni libro col mio nome in copertina…ottimo quando a fine mese bisogna pagare l’affitto….ma troppo rigido per pensare di usarlo per raccontarmi…per pensare di rileggerlo, tra vent’anni, e ricordarmi chi ero…

miércoles, enero 31, 2007

Divorzio all'italiana...


Veronica Lario pretende le scuse del marito, che da buon “latin-lover”, “macho”, “homo mediterraneus” (le definizioni si sprecano) ha intrattenuto una serie di signore con battute degne dei peggiori bar di periferia (“io con te verrei ovunque”, “se solo non fossi sposato”…).
Il caso vuole che Veronica Lario sia la moglie dell’uomo più chiacchierato (nel bene e nel male, s’intenda) del nostro “Belpaese” negli ultimi vent’anni. Dunque tale regolamento di conti non avviene, come per qualsiasi altra famiglia italiana, nel salotto di casa, magari dopo aver mandato a letto i bambini, bensì sulle colonne di uno dei principali quotidiani nazionali (Repubblica).
La celebrità e lo star-system hanno dure regole da rispettare in fatto di trasparenza e comunicazione con il pubblico (comunque sempre auto-imposte dagli stessi protagonisti e mai dettate da qualsivoglia legislazione o credo religioso), ma questo mi sembra davvero troppo. Prima Berlusconi ci costringe a ricevere per posta la storia della sua vita, con tanto di apologia sull’armonia familiare che si respira ad Arcore (a pensarci oggi viene quantomeno da sorriderci). Oggi la moglie, con strategia comunicativa affine, affida il suo sfogo di donna ferita alle pagine del giornale ritenuto da sempre tra i maggiori detrattori del Cavaliere. I telegiornali (compreso, ahimè, il tg3) aprono tutti con questa notizia. Il gossip odierno è l’indiscusso protagonista anche all’interno dei siti che si occupano di informazione on-line (perfino su Gazzetta.it!!!)
Non posso, in questo senso, che condividere appieno le parole di Massimo Cacciarri. L’unico intervento, in una giornata caratterizzata da infinite prese di posizione, in grado di ridare alla vicenda quel senso di logica a cui molti si sono (volontariamente) sottratti: «La lettera è piena di dignità ma non capisco francamente perché una signora debba pubblicarla sui giornali. Se suo marito la offende, risolverà le cose con lui. Quando si arriva a parlarsi attraverso i giornali e le lettere pubbliche è chiaro che ormai un rapporto è finito, però sono cavoli loro. Berlusconi? È una persona di pessimo gusto. Si sa, è noto. Dubito che sua moglie possa averlo scoperto solo ora».
Quello che mi chiedo, in tutto onestà, è se davvero la notizia del giorno sia la crisi coniugale dei coniugi Berlusconi. Personaggio importante, forse il più importante, me ne rendo conto…capisco il direttore Mauro, difficile rinunciare a un tale scoop, anche se si dirige un giornale in genere votato alla massima sobrietà come Repubblica.
Non sarebbe forse il caso di iniziare a riflettere sulla vera natura delle persone che governano il Paese, veri e forse unici artefici del nostro destino? È possibile che individui così volgari, arroganti e scarsamente educati possano presentarsi agli italiani come uomini di Stato, rappresentanti dei cittadini, personalizzazione delle istituzioni?
O forse sono proprio queste caratteristiche (di dubbio gusto, almeno secondo me) a garantire la fama e il successo a tali, moderni, politicanti? Tanti analisti parlano di processi di identificazione sempre più presenti nelle logiche di selezione dei candidati, soprattutto in una fase in cui la politica dei partiti viene sublimata attraverso la figura (carismatica?) dei propri leader.
Allora basta con quelle “icone” che hanno dominato la tanto vituperata (e sempre più rimpianta) "prima repubblica": Moro, Berlinguer, DeGasperi, Pertini, Almirante si porrebbero oggi come personalità troppo lontane dall’ “italiano-medio”, figure quasi sacrali se paragonate con la classe ora al potere.
Avanti, dunque, con i Leghisti (penso soprattutto a Borghezio), che ci aiutano ad essere razzisti senza sentirci in colpa. Facciamo largo ai nuovi moderati di Alleanza Nazionale, per tutti quelli (sono tanti!) che da 50 anni aspettavano di poter gridare, ancora una volta, viva il Duce! Per non parlare di D’Alema e soci DS, un vero e proprio manifesto ideologico in onore di ogni sessantottino che adesso ha fatto i soldi e ha sacrificato la sua coscienza politica sul sacro altare del liberismo. Il “grande centro” di Casini, infine, dove possono confluire tutti i moderni “crociati”, pronti per altre sanguinose guerre contro lo storico nemico musulmano, ma soprattutto determinati a fronteggiare un nuovo e ancora più pericolo avversario: il laicismo.
Sarà forse colpa di questa assurda realtà in cui viviamo oggi, dove si è deciso che tutto deve essere spettacolarizzato e dato in pasto allo show-business? Sarà forse colpa delle nostre vite, che vacillano ogni giorno, in maniera sempre più scomposta, tra dimensione domestica e reality show? Una cosa è certa: in molti, senza particolari meriti, hanno superato di gran lunga quei “15 minuti di popolarità” che Andy Warhol auspicava per ognuno di noi.

Il problema è che 15 minuti non bastano più a nessuno, dal politico al carpentiere, dal disoccupato al manager aziendale, dall’analfabeta al professore universitario.
Il grande carrozzone va avanti, trascinandosi dietro tutto quello che incontra: non cercatelo davanti a voi, ne fate già parte, volenti o nolenti.

jueves, enero 25, 2007

Amicizie e dintorni...


La ragione sociale della mafia non è fare la guerra, uccidere i magistrati o far saltare bombe in giro per l'Italia.
La ragione sociale della mafia è aumentare il proprio potere economico e la propria influenza all'interno delle sedi istituzionali e governative.
Per questo Cosanostra ha sempre avuto bisogno di saldi legami con il mondo politico e, in particolare, con quei partiti che, per lunghi periodi, sono stati alla guida del Paese.
Esistono oggi concrete prove che testimoniano come la mafia abbia intessuto rapporti continuativi con la Democrazia Cristiana: Andreotti, giusto per fare un esempio, ma la lista sarebbe ben più lunga, è stato riconosciuto colpevole di associazione a delinquere (il reato di associazione mafiosa ancora non esisteva, ma oggi lo chiameremmo così), salvo poi essere assolto per prescrizione dei termini.
Cito la sentenza della Corte d'Appello: "Andreotti con la sua condotta ha, non senza personale tornaconto, consapevolmente e deliberatamente coltivato una stabile relazione con il sodalizio criminale ed arrecato, comunque, allo stesso un contributo rafforzativo anifestando la sua disponibilità a favorire i mafiosi" . Le relazioni di cui parla la sentenza riguardano Salvo Lima e Vito Ciancimino (politici collusi), i cugini Salvo, il boss Manciaracina e il capo di Cosa nostra, Stefano Bontate (incontrato due volte).
Il vuoto politico generato da Tangentopoli (primi anni '90) ha determinato una vera e propria crisi di rappresentatività all'interno di Cosanostra. L'effetto più evidente, probabilmente, riguarda la sentenza definitiva del "maxiprocesso" (1992) voluto da Falcone, in cui vengono confermate le pene assegnate in primo grado (19 ergastoli e complessivi 2665 anni di carcere).
La mafia non ci sta e rinizia a sparare. Muore Salvo Lima (e con lui uno dei cugini Salvo), perchè non è stato in grado di difendere gli interessi degli "amici" siciliani. Muoiono Falcone, Borsellino e don Puglisi. Vengono fatte esplodere tre bombe, a Milano, a Firenze e a Roma (in tutto 10 morti e 65 feriti).
Dal gennaio del 1994 l'escalation di violenza si interrompe: niente più bombe, niente più omicidi. Alcuni pentiti (Giuffrè soprattutto) racconteranno che i capi di Cosanostra hanno raggiunto accordi con nuove forze partitiche in vista di un rinnovato "collateralismo politico".
E' qui che entra in scena Marcello Dell'Utri, coinvolto proprio in quei mesi nell'operazione che porterà alla fondazione di Forza Italia. Una sua telefonata (datata 1983) fa parte delle prove che hanno portato alla sentenza di condanna emessa nei suoi confronti (2004). Nelle motivazioni possiamo leggere come Dell'Utri sia stato ritenuto l'autore di una "complessa strategia destinata ad avvicinare e legare maggiormente l'imprenditore Berlusconi alla organizzazione criminale, secondo un disegno al quale non appaiono affatto estranei i vertici di quel sodalizio, ed in particolare lo stesso Stefano Bontate>.
I nessi esistenti tra l'ascesa politica di Berlusconi e la "pax" firmata da Cosanostra sono rinvenibili analizzando diversi aspetti, primo fra tutti l'esame dell'esito elettorale del 1994 in Sicilia.
Ma la mafia presenta sempre il conto: allo stadio di Palermo, durante una partita, in curva compare un inquietante striscione, che recita:
"Uniti contro il 41bis. Berlusconi ha dimenticato la Sicilia"

jueves, enero 18, 2007

Corsi e ricorsi storici....



Il Governo di centrosinistra ha appena confermato che la base USA di Vicenza verrà raddoppiata.
Il Governo di centrosinistra…già.
Cambiano i simboli sulla scheda elettorale, cambiano le sigle dei partiti, cambiano le coalizioni, cambiano le facce (molto più di rado), ma la storia no, mai, corsi e ricorsi che si inseguono, si intrecciano, si riallacciano….un circolo vizioso che fa dell’ineluttabilità la sua matrice dominante.

Penso ad Alberto Sordi, “Un americano a Roma”…a quel piatto di maccheroni che allontana i fantasmi a stelle e strisce, già presenti, sin da quegli anni, nelle menti di molti.
Son passati, da allora, più di 50 anni…un mezzo “secolo breve”, come direbbe qualcuno; giorni, mesi e stagioni che si sono trascinati via le vite di molti e hanno cambiato il destino di altri, orientando, per lunghi tratti, le sorti del nostro paese.
Quanti “americani” ci sono, a Roma, oggi? Quanti italiani vivono con quel passaporto virtuale stampato tra cuore e mente, tra passione e ideali, tra un cheesburger e una lattina di cocacola….???
Penso a Ustica…a quel muro di gomma eretto intorno a quell’incidente, a quelle vittime senza colpevole, a quei generali assolti dalla Cassazione (sentenza definitiva proprio qualche giorno fa), a quei tracciati radar nascosti, poi sequestrati, poi spariti, poi ricomparsi (una volta ripuliti).
Penso a Portella della Ginestra, agli uomini del “Bandito Giuliano” vestiti con le tute dell’esercito americano, a quel primo maggio insanguinato, la prima strage dell’Italia repubblicana. E penso a quei proiettili, a quelle mitragliatrici…a quelle schegge nel corpo delle vittime, “special weapon”, secondo molti, armi in dotazione esclusiva dei servizi segreti americani.
Penso a Moro e Berlinguer, seduti in qualche stanza di Montecitorio, vicini come mai DC e PCI sarebbero più stati….a quelle parole, ai pensieri e alle preoccupazioni di quei giorni, che gli storici, qualche anno dopo, chiameranno “compromesso storico”.
A quanto sarebbe stato scomodo, oltreoceano, quel compromesso…e a quanto si è rivelato inutile, per la storia delle Brigate Rosse, quell’omicidio così assurdo, controproducente e assolutamente incoerente rispetto alla linea politica del gruppo. A Franceschini e alla sua teoria, secondo la quale Moretti era un infiltrato della CIA che guidò le BR verso il compimento di una serie di azioni funzionali agli interessi di USA, NATO e Servizi Segreti.
Penso a Cavalese, a quell’aereo americano, alle sue spericolate evoluzioni (forse stava inseguendo un altro aereo…non lo sapremo mai) sui cieli italiani (in realtà molto più in basso), al cavo della funivia tranciato, al processo farsa orchestrato dal tribunale militare statunitense. Quattro assoluzioni per venti morti….tanto la vita va avanti, non si ferma certo per qualche sciatore sfigato…è la giustizia, semmai, che ancora una volta fa diversi passi indietro.
E penso a quest’ultima guerra, all’orrore di un Iraq in cui abbiamo portato la democrazia, ma in cui la gente non può più uscire per strada, dove le bombe esplodono al mercato così come all’università, dove l’odio tra sciiti e sunniti, per tanti anni sopito, è oggi l’unico sentimento che guida l’amministrazione della giustizia (impiccagioni comprese). Penso ai nostri soldati, al tricolore che si agita nella base di Nassiriya, all’enorme spreco di vite umane e fondi pubblici, unicamente funzionale alla legittimazione di un conflitto che non ha mai avuto ragione d’esistere (vedesi alla voce “armi di distruzione di massa”).
Poi, però, ripenso al fatto che le aziende di Cheney (vicepresidente USA) hanno vinto la maggiorparte degli appalti per la ricostruzione del paese…e tutto inizia a risultare molto più chiaro.

“I want you” dice lo zio sam…e sembra proprio che ci indichi.. si, i nostri politici, le nostre aziende, la nostra economia, il nostro esercito…il nostro paese…e il suo maledetto destino da comprimario, sempre e comunque scritto in una sala dei bottoni, da qualche parte oltre l’oceano atlantico.
“I want you, Italy”

jueves, enero 11, 2007

Qualcosa è cambiato...

L’età avanza in modo irreale: tanto cadenzato e periodico è lo scorrere del tempo, tanto incostante e irrazionale è la nostra percezione dei giorni che passano.

Da una parte, piccoli granelli di sabbia che ordinatamente scorrono lungo le lisce pareti della clessidra; dall’altra, un carrello delle montagne russe, che alterna selvagge discese a lente e snervanti risalite.
Viene spesso da dirlo: “Qualcosa è cambiato” (che tra l’altro è un gran bel film, lo consiglio). In effetti, negli ultimi anni, ho visto mutare, a volte in parte, talora radicalmente, molti degli assetti su cui si basava la vita dei miei coetanei (me compreso ovviamente…).

Si cambia, eccome se si cambia.
Spesso sono lievi spostamenti, microscopici cambi di rotta, inavvertibili per lo più, se non grazie ad un’attenta riflessione. Me ne accorgo analizzando le amicizie di lungo corso, quelle di una vita, o che comunque hanno caratterizzato lunghe fasi della mia “sempre meno breve” esistenza.
Mi ritrovo a frequentare persone sempre più autonome, indipendenti, sicure nelle proprie scelte, intaccabili negli intenti di breve e lungo periodo. Emancipate, insomma, slegate definitivamente da quei meccanismi di accreditamento e consenso un tempo derivanti dalle dinamiche interne al gruppo amicale. Quasi come se la realizzazione del proprio “io” assorbisse quegli spazi un tempo occupati dallo scambio interattivo con gli “altri”, momento focale per il confronto e la definizione della nostra stessa identità.
Il ricorso alla dimensione extra-individuale, col tempo, risulta così sempre più connesso con processi di pura funzionalità sociale (o socievole, nel caso tra i lettori ci fosse qualche purista della materia): pubbliche relazione, vita in società, associazionismo, hobby&sport. Contesti, sostanzialmente, in cui abbiamo bisogno degli altri non in quanto tali, ma come mezzo per la realizzazione dei nostri comportamenti, delle nostre scelte.

Che dire, a leggerlo fa quasi impressione, eppure è quello che riscontro quotidianamente. Meglio prima…? Non so, non sono mai stato un nostalgico, certo alcune cose mi mancano, come il “cameratismo” tra ragazzi, quella sorta di perenne dimensione da “bar dello sport” in cui il comune sentire e la spontaneità dell’espressione erano gli unici documenti richiesti all’ingresso.
Al tempo stesso, adoro la crescita delle responsabilità, il progettare autonomamente la propria vita, il non dipendere da nessuno, anche se questo spesso significa imparare a stirare le camicie o fare a meno di qualcosa che un tempo sarebbe stato valutato come irrinunciabile.
Mi mancano i pomeriggi passati a tirare calci a un pallone che rotola, ma col calcio non ci fai la spesa, soprattutto se hai deciso di andare all’università…e allora meglio leggere qualche libro in più, essere informato su quello che succede nel mondo….e passare le domeniche davanti a una tv, in adorazione di 11 eroi postmoderni in mutande.
A pensarci, mi manca soprattutto il fatto che un tempo le uscite non erano programmate, non si dovevano fare cento telefonate, accordarsi su orari e posti, magari pensare al parcheggio e ad altre rotture di palle….si usciva e basta, all’ora che ti pareva, spesso da solo, tanto qualcuno in giro lo trovavi sempre.

La verità, credo, è che in fondo non si possa parlare di un meglio o un peggio, o forse si, nel senso che esiste un “meglio” in rapporto all’età, sempre che con questo concetto non s’intenda il freddo numero derivato dal documento d’identità….uno stato d’animo, semmai, un equilibrio variabile a cui concorrono esperienze pregresse, impegni sempre più onerosi e irrinunciabili, nuove priorità e, forse, un livello crescente di sazietà, almeno rispetto a tutto ciò che ci siamo lasciati alle spalle.
Una sana nostalgia, insomma, vagamente incentrata sui tempi andati, sul nostro “io” di qualche anno fa, ma mai focalizzata sulle singole esperienze, sui comportamenti, sull’allora “filosofia delle scelte”.

Non si torna indietro, probabilmente perché quasi nessuno, in fondo, vorrebbe farlo.
Non si torna indietro, anche perché spesso, quando qualcuno ci prova, il triste risveglio è molto più duro da sopportare di qualsiasi rimpianto per i bei tempi andati. Come un vecchio maglione, che spunta inaspettato dall’armadio, probabilmente legato a mille ricordi, bellissimo ad un primo colpo d’occhio. Pochi resistono alla curiosità di indossarlo, salvo poi scoprire che ora è troppo piccolo, rovinato, addirittura passato di moda.
Non si torna indietro e, forse, per molti aspetti, è davvero un sollievo.

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